VLAD

E’ difficile mettere d’accordo la passione per la Storia, l’amore per le leggende ed il folklore, le esigenze di distribuzione tipiche del mercato cinematografico, anche quando la produzione disponesse di mezzi faraonici. Se poi il regista è alle prese con un soggetto assai sfruttato, e deve realizzare una pellicola low budget, l’impresa diviene davvero epica. Vlad è un b-movie e vive di profonde contraddizioni, alterna buone trovate e un notevole gusto per il folklore e la Storia a imperdonabili cadute di stile. Alcune mancanze sono dovute alle ristrettezze economiche e altre sono imputabili alla leggerezza della sceneggiatura.
La povertà emerge fin dalle prime sequenze: la pellicola ha i toni di un film televisivo per adulti, con tanto di fotografia virata nelle parti ambientate nel passato, qualche scena di sesso degna di un videoclip, e dialoghi stereotipati peggiorati da un doppiaggio mediocre. Per farsi un’idea, basta vedere uno studente che si assenta ‘per andare al gabinetto’ quando è nel folto del bosco … o ascoltare come la città di Tirgoviste venga pronunciata con spiccato accento italiano. 
La ricostruzione della Valacchia del quindicesimo secolo è affidata a reenactors rumeni, tanto che le armature delle comparse sono storicamente abbastanza corrette. Probabilmente il gruppo storico ha fornito parte dei costumi, ma le armi e armature utilizzabili durante i combattimenti di scherma storica sono funzionali e quasi sempre poco vistose, inadatte a rendere atmosfere fantasy o a rivestire principi e sovrani. Equipaggiamenti storicamente corretti e nello stesso tempo appariscenti sono purtroppo assai costosi, e i costumisti vi hanno dovuto rinunciare. Per i personaggi di rilievo sono state create corazze decorative in plastica e la stessa spada di Vlad pare appena comperata da una bancarella di souvenir, luccicante e priva di segni d’usura.
Anche i trucchi e gli effetti speciali sono innegabilmente sotto tono, e non bastano le suggestive locations della Romania a nascondere tanta ristrettezze. Si salvano le sequenze della trasformazione di Vlad in nebbia e in lupo, e si tocca il fondo, probabilmente, quando il manipolo di studenti giunge al Centro di Ricerca Veterinaria e una dottoressa sta operando… un grosso pelouche.

E’ un peccato, perché ci sono momenti in cui la Storia e il folklore si abbracciano, aiutandoci a comprendere la sensibilità di un popolo e le sue vicissitudini, senza dare inopportune valutazioni. Non è un caso se il film è stato girato in Romania, con comparse e maestranze locali. Memorabile, in questo senso, il matrimonio rituale che precede la sepoltura di una giovane morta prima di trovare uno sposo, con processione e canti; oppure il mito dei guerrieri che si trasformano in animali narrato dalla guida Mircea, che richiama all’orecchio la Cantata Profana del transilvano Bela Bartok.
Tanta attenzione per le tradizioni popolari è insolita in un horror di serie B, contribuisce a creare un’atmosfera inquietante e risulta vitale per trasportare lo spettatore in un mondo vicino eppure sconosciuto.
Si instilla un dubbio: forse le produzioni più blasonate cercano di accontentare i gusti di un ipotetico cittadino medio del mondo occidentale, e così nascono remake superflui, trame prevedibili, sceneggiature scritte scopiazzando acclamati successi. Tocca ancora una volta alle produzioni indipendenti la difficile missione di proporre novità, far riflettere su problemi sociali, scegliere come protagonisti volti meno stereotipati. L’horror etnico è solamente una delle innumerevoli strade aperte.

La sceneggiatura finalmente dà spazio alla biografia di Vlad Tepes; il ritratto del voivoda che emerge da alcuni dialoghi e rivive nelle visioni dei protagonisti è ancora più approfondito di quello reso da Coppola . Purtroppo il Vlad portato sullo schermo amalgama le contrastanti opinioni che di lui hanno Romeni e Americani. Per molti Romeni Vlad Tepes è una sorta di padre della patria, un salvatore sanguinario quanto eroico, che regnò col pugno di ferro, spinto dall’orgoglio nazionale, dal patriottismo. Fece uso di ogni violenza a per intimorire gli invasori turchi e mantenere la disciplina nelle sue schiere, e in un’epoca di guerre e complotti probabilmente agì a fin di bene, salvando il Paese. Ma Vlad in Occidente è soprattutto un despota crudele, oppure un personaggio da film horror, e quindi il voivoda è costretto a abbandonare i panni del condottiero  per mostrarsi con quelle caratteristiche attribuite alla figura del vampiro. Deve mostrare forza sovrumana, mutarsi in lupo o in nebbia, arrampicarsi su pareti e torri. Le scene di sesso poi danno il colpo di grazia al personaggio, lo trasformano in un super eroe. Il vampiro nel folklore è un uomo condannato a morire ogni giorno, costretto a rientrare nella tomba ad ogni alba e quindi impossibilitato ad allontanarsene, dominato dalla sete di sangue. E’ incapace di amare carnalmente e l’amore è un penoso ricordo; vede ogni altra creatura farsi polvere e è destinato alla solitudine. La seduzione è un mezzo per attrarre vittime, uno specchio per allodole, invece vediamo Vlad fare sesso, entrare in terra consacrata, lieto di aver superato i limiti del tempo imposti ai mortali. Forse i malinconici vampiri di un volta non ci sono più, se si pensa a Edward della saga di Twilight e ai suoi compagni: belli, forti, agili, intelligenti e ricchi, resi colti dai secoli, capaci di amare, di trattenere gli impulsi più feroci… a quelle condizioni, chi vuol più essere un povero essere umano?  
Vlad beve sangue e impala i traditori, ma i mortali con cui si confronta sembrano vigliacchi, deboli, superficiali, spregevoli. Il gruppo di studenti fa dubitare della serietà delle Università da cui provengono, peraltro tutte prestigiose. Tra lauree con tesi davvero insolite e battute degne di commedie ambientate nei college, i quattro possono risultare antipatici: omettono la verità, trovano la cannabis e se la fumano nonostante sappiano di dover marciare per ore tra le insidie di una foresta,  accettano la misteriosa comparsa di Ilona con sconcertante imperturbabilità, sono pronti ad abbandonare compagni in pericolo oppure non si curano troppo della loro sorte. Uno di loro scompare durante il confronto decisivo con Dracula, e tutti accettano il fatto con naturalezza. Nessuno si chiede che fine abbia fatto: il medaglione è tornato nella cripta, Vlad riposa in pace e tutti vissero felici e contenti, compreso Justin e Ilona, volatilizzati. Davanti a simili ‘eroi’, l’Impalatore sembra meno crudele… e viene da chiedersi come si sarebbero comportati i quattro giovinastri, al suo posto.
La pellicola trasmette l’ ambivalenza del personaggio, caso più unico che raro sullo schermo. La parziale riabilitazione del vampiro e il profondo amore per la Romania, le sconfinate foreste, i villaggi rurali e le rovine di una storia millenaria vengono però sminuiti da sequenze in cui prevale il vecchio adagio del cinema trash, fatto di effetti speciali rozzi, nudità superflue, volgarità gratuite.
Gli attori sembrano impacciati, e il copione loro assegnato ostacola qualsiasi meccanismo di identificazione da parte dello spettatore. A risollevare il film non basta il breve cameo di Brad Dourif, serio professionista che dopo l’interpretazione di Qualcuno volò sul nido del cuculo è stato confinato a ruoli da caratterista. Tra l’altro il professore scompare dopo i primi quindici minuti, né riappare nell’epilogo. Al Dracula di Francesco Quinn, affascinante anche se poco fedele alle descrizioni dei contemporanei del voivoda, viene imposto di incarnare tutte le versioni che l’immaginario gli attribuisce: spietato conducator, non morto, seduttore, eroe nazionale, villain da fumetto. Troppe maschere per un personaggio, interpretato senza infamia e senza lode.
La sceneggiatura traballa, e crolla miseramente verso l’epilogo. All’inizio si subodora una trama d’avventura condita da elementi spionistici, tanto che il Professore che assume i quattro studenti è membro dell’Ordine del Drago e il medaglione magico è oggetto di un tentato furto. Nel secondo tempo ogni intenzione di dar vita ad una spy story con sottofondo fantasy scompare, e resta un horror condito da scene inutilmente esplicite. Sesso e violenza possono anche non stonare, in una pellicola rivolta agli adulti; purtroppo la carnalità di Vlad stride con il personaggio e si riduce a sequenze degne di un video musicale, mentre la violenza è prevedibile.  L’epilogo non è certo una scelta imposta dalle ristrettezze economiche, perché sprecare un minuto di riprese per mostrare la meraviglia ed il rincrescimento per la sparizione di un membro del gruppo non avrebbe certo comportato grandi spese. E’ stato scelto un lieto fine posticcio, con i superstiti vittoriosi tra le rovine della fortezza e il disperso trascinato proprio là dove desiderava vivere, nel Medioevo più idealizzato. Tra l’altro lo vediamo al fianco dell’amata, cavaliere, con tanto di lucida armatura e cavallo, come se un simile equipaggiamento fosse alla portata dei primi arrivati. A volere essere verosimili, un uomo di umile origine poteva essere un mercenario come tanti altri, se riusciva a cavarsela con le armi, ma forse quello è solamente il Paradiso così come se lo poteva immaginare lo studente…  Oppure è un omaggio alla sensibilità sognante delle fiabe romene, ma nessuno si preoccupa di avvertire lo spettatore occidentale, che giunge all’ultimo fotogramma e resta deluso. L’epilogo falsamente consolatorio è discutibile, anche perché con tante scene di sesso e violenza la pellicola non può certo passare per un film da famiglie, e quindi l’happy ending è gratuito. Né il finale alternativo, presente tra i contenuti speciali del DVD, pone rimedio.

Ennesima contraddizione in un film che parte bene,  per poi perdersi nei meandri della serie B.

VOTO: di Cannonau su 5:bello il folk transilvano, il resto funziona meno

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