LIMPO, UCCETTO E IL BARATTOLO NERO

 

Limpo, Uccetto e il barattolo nero è un cortometraggio fantasy amatoriale. E’ ispirato alla saga del Signore degli Anelli, racconta le avventure di due hobbit, Limpo e Uccetto. I due improbabili avventurieri devono consegnare ad un potente stregone un misterioso barattolo nero. Nessuno sa cosa contenga, ma durante il viaggio il magico oggetto viene rubato. Tocca ai due hobbit recuperare l’artefatto e salvare il mondo… Il tutto nel racconto che una baby sitter si inventa per far addormentare la bambina a lei affidata.

Si tratta di cortometraggio garbato e molto ingenuo, privo delle pretese che contraddistinguono i recenti fan film Born of hope e The hunt for Gollum. Ogni somiglianza con il capolavoro di J.R.R. Tolkien o con la versione cinematografica di Peter Jackson si limita a pochi significativi particolari, all’ambientazione e al carattere dei protagonisti. Limpo e Uccetto sono due ragazzotti campagnoli, allegri e poco tagliati per l’avventura, fanciulleschi e a volte ingenui. Le magie sorprendenti, gli eserciti, i cavalieri dalle armature lucenti, le battaglie non vengono rappresentate: è ovvio fin dalla prima inquadratura che il video è stato realizzato da Simone Zuccarini e i Sogni Birchofiani con mezzi assai limitati e delicata fantasia.

In Limpo, Uccetto e il barattolo nero non ci sono fastosi interventi del computer, e gli effetti speciali migliori sono gli splendidi scenari incontaminati dell’Abruzzo, il verde sconfinato, le vette e i ruderi: location perfette per un fantasy, se valorizzate da un soggetto originale, da una sceneggiatura adeguata e da una confezione esperta. L’idea di trasformare l’avventura in una favola della buona notte di una baby sitter è ottima e in parte giustifica le approssimazioni, tuttavia rivolge la narrazione a una platea di giovanissimi, un pubblico diverso da quello che ha affollato le sale per vedere la trilogia o ha letto i libri.

Ci sono generi cinematografici che vivono del senso di meraviglia suscitato dagli effetti speciali, dai costumi appariscenti, dalle scenografie mozzafiato. La ricerca estetica non si limita ad un esercizio di stile ma è parte integrante della narrazione, deve dare verosimiglianza a ambientazioni inusuali e suscitare stupore. Per inscenare un mondo fantasy è quindi necessario affidarsi a molti specialisti, esperti di grafica digitale, scenografi, costumisti, controfigure. La passione sostenuta da mezzi modesti  purtroppo non compie il miracolo invocato della platea, poiché il gusto  è condizionato da quanto ha visto sul grande schermo. Appena si nomina Tolkien, lo spettatore pretende di ritrovare una buona parte degli elementi che contraddistinguono la Terra di Mezzo così come ce la ha mostrata Peter Jackson. Lo hanno ben capito gli autori di The hunt for Gollum, che hanno studiato la sceneggiatura in modo da far vedere solo quanto potevano effettivamente allestire, limitando le animazioni di Gollum, descrivendo fatti noti attraverso le battute degli attori, peraltro selezionati in base a somiglianze con i volti cinematografici.
Purtroppo la realizzazione di Limpo, Uccetto e il barattolo nero è per molti aspetti  amatoriale, alterna ottime invenzioni a momenti di ingenuità disarmante.
Anche se i dialoghi sono ben sincronizzati, i protagonisti recitano con forte convinzione ed altrettanto forte accento dialettale.
La macchina da presa è usata con sicurezza, anche se la qualità della fotografia varia assai dalle sequenze ambientate nella Terra di Mezzo a quelle della cameretta della bambina.
I costumi sono semplicissimi, anche per gli standard della Contea, e ci si sbizzarrisce poco anche per i personaggi secondari,  vestiti come popolani medievali o con tuniche. La semplicità può essere un pregio, rispetto all’ostentazione di abiti pacchiani, tuttavia i fan più irriducibili resteranno di sasso a vedere i calzini corti sui piedi degli hobbit…
Gli effetti speciali all’avanguardia, i costumi lussuosi  e un cast di attori affermati non salvano pellicole povere di idee, né rendono emozionanti personaggi bidimensionali. Basta dare un’occhiata ai racconti scritti dai fan e distribuiti in siti web specializzati, per rendersene conto: con rare eccezioni, gran parte delle fan fiction sono dedicate a telefilm e produzioni seriali, eroi sviluppati nel corso di svariati episodi, mentre celebri blockbuster solleticano poco la fantasia del pubblico. D’altra parte, qualsiasi produzione rivolta a fan dovrebbe rispettare lo spirito dell’opera originale, o quello della trasposizione più nota.  

Simone Zuccarini ha rivisitato l’immaginario tolkeniano calcando la mano sugli elementi fiabeschi, avvicinando la Terra di Mezzo ai giovanissimi… e distaccandosi quindi sia dalla pagina scritta, sia dalla versione cinematografica.

VOTO: di Cannonau su 5: Tolkien spiegato alla scuola dell'infanzia, e ahinoi spacciato per fan film

 

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