FLOYD FRUGO - UNA FAVOLA NO GLOBAL

Floyd Frugo – una favola no-global è un romanzo di Vincenzo Onorato, o piuttosto, è un lungo racconto pubblicato con una veste editoriale che lo fa apparire, a un’occhiata superficiale, un romanzo di ambientazione cyberpunk. La copertina del libro, per quanto elegante, ha poco a che fare con il contenuto: il protagonista della narrazione è Floyd Frugo, un italiano irrimediabilmente brutto, grasso e basso, una sorta di Fantozzi post moderno. Vive in una megalopoli sudicia ed inquinata, divisa in quartieri a seconda delle nazionalità di provenienza dei cittadini che li popolano. L’esistenza di Floyd Frugo è deprimente, lavora in un cinodromo, abita una casa squallida, trangugia schifezze e paga prostitute per sfogare il più elementare istinto. Conosce Evelina, donna da marciapiede, e se ne innamora al punto di donarle gli incassi del giro di scommesse, una cifra da capogiro. Evelina intende usare la somma per riscattare il figlio Emanuele, e garantirgli un avvenire migliore; Floyd non ha altro danaro da consegnare all’organizzatore delle corse, e diviene un fuorilegge. L’insolvenza è  passibile di pena capitale; i potenti, chiusi in un grattacielo a forma di piramide, ignorano il debito di Floyd, presi come sono dalla lotta per il potere. Lo spietato gererca  Ice Monroe intende diventare padrone assoluto del destino del mondo e, dopo una riunione, elimina gli altri politici collocando un ordigno nell’ascensore su cui viaggiano. L’esempio di Floyd Furgo muove le coscienze, ed altri cittadini eludono i tributi. La rivoluzione che segue vede la caduta di Ice Monroe e il ritorno della democrazia.

 

L’autore racconta una vicenda che di fantascientifico ha soltanto qualche spunto, peraltro poco originale. La descrizione del futuro prossimo sfrutta suggestioni e stereotipi di genere: la megalopoli ricorda quella vista in Nirvana, la piramide ammicca alle scenografie di Immortal ad vitam, o del Quinto Elemento, come in Johnny Mnemonic le corporazioni decidono il destino dei popoli, l’amore folle del protagonista vive qualche momento già raccontato in Brazil. Si tratta di citazioni fin troppo esplicite, tuttavia vengono porte al lettore con uno stile originale, costruito attraverso un flusso continuo di sensazioni olfattive, tattili e visive, di ricordi e di sentimenti che riaffiorano vivi. Sembra quasi di sentirla per davvero, la puzza d quel mondo disperato, flagellato da piogge interminabili, impregnato dal fetore dei rifiuti. Di cyborg, androidi e robot c’è traccia, appunto, solo nell’immagine della copertina. I computer sono in mano ai governanti, e segnalano i cittadini evasori in qualche breve riga. La tecnologia, pur condizionando la vita della gente, viene liquidata con pochi cenni da Vincenzo Onorato, che è un uomo di mare, noto agli appassionati della vela, e non ha alle spalle competenze scientifiche.

Con pochi adattamenti l’intera vicenda potrebbe essere ambientata in una polis greca, in un reame fiabesco o in un qualsiasi Paese in via di sviluppo, ai giorni nostri. In questo senso si motiva il sottotitolo, la favola promessa ai lettori è un racconto di invenzione, con eventi straordinari e una sua morale esplicita. Per funzionare può fare a meno di spiegazioni pseudo scientifiche dettagliate, e del senso di meraviglia creato dalle descrizioni della tecnologia del futuro o dei corpi degli alieni.

 

Le tematiche no-global invece restano in secondo piano e accompagnano le disavventure del maldestro protagonista senza mai svilupparsi pienamente. Sembra quasi di ascoltare la musica di certi cantanti pop che hanno dato una svolta alla propria carriera ispirandosi ai rivoluzionari dell’America Latina. Nelle loro canzoni ci sono i suoni del Sud del mondo, motivi facili da canticchiare, ma i testi rimangono privi di quel rigore etico che ha contraddistinto i Nomadi o gli Inti Illimani. E’ un po’ come fosse un roleplay per 'alternativi': oggi si gioca a fare gli eredi Che Guevara per un pubblico di improvvisati radical chic. Qualsiasi paragone con il discusso e carismatico guerrigliero appare inadeguato, perché Floyd manca della consapevolezza del proprio ruolo, la sua ribellione è tutta individuale e sommessa. Il grasso e ributtante eroe insegue un sogno d’amore e cerca la felicità negli affetti familiari, senza pretendere di coinvolgere altri rivoltosi in un progetto di miglioramento della società. E’ inconsapevole delle conseguenze planetarie del gesto di ribellione, rimane insignificante come un granello di sabbia che va a inceppare la macchina del potere. C’è da sperare che la realtà quotidiana sia popolata anche da questo genere di piccoli grandi eroi non violenti, ma in un libro di fantascienza il personaggio funziona male.

La letteratura di genere porta alla luce sogni, speranze, utopie:  gli eroi sempre belli e vittoriosi sono fuori moda, tuttavia non basta ribaltare diametralmente gli stereotipi del passato, per avere un personaggio accattivante. Nessuno vorrebbe essere un ometto qualsiasi, privo di qualsiasi attrattiva fisica o intellettuale, che inganna la polizia perché, piccolo e sgraziato come è, sfugge ai loro sguardi. L’avversario manca del carisma che ci si attende da un leader, sembra un bizzarro crossover tra Macbeth e Palpatine. Nonostante l’autore alterni di capitolo in capitolo il punto di vista di Ice Monroe, e quello di Floyd Frugo, è difficile concedere al crudele tiranno l’ammirazione che un buon villain dovrebbe meritarsi. Il lettore trova un ennesimo uomo dall’aspetto vampiresco,  ossessionato dai fantasmi degli avversari che ha fatto eliminare.

Floyd Frugo una favola no-global rappresenta un curioso esperimento, destinato a quanti ben conoscono i classici del genere e desiderano accostarsi a progetti editoriali diversi. Da leggere, se non si hanno troppe pretese.

 

 

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