DANTE’S INFERNO

Dante torna dalla Crociata e trova un’amara sorpresa ad attenderlo. La sua famiglia è stata massacrata, l’amata Beatrice muore tra le sue braccia e Lucifero compare a reclamarne l’anima. Il poeta è costretto ad avventurarsi nell’Inferno per liberarla…

Dante’s Inferno è la versione anime di un noto videogioco della Electronic Arts, ispirato molto liberamente alla Divina Commedia.
Le somiglianze con il poema si limitano a pochi elementi: qualche verso viene citato esplicitamente, Dante percorre i nove gironi dell’Inferno accompagnato dall’anima di Virgilio, incontra Caronte ed altre creature mitologiche, demoni o anime dannate, attraversa lo Stige e il Limbo, affronta Lucifero, fino a ‘rivedere le stelle’.  Parecchi episodi e personaggi presenti nell’opera originale vengono omessi, e tutte le situazioni vengono reinterpretate con grande libertà.
L’anime è una sorta di anomalo lineage, ovvero si tratta di un film che ripercorre con relativa fedeltà la trama del gioco. Ovviamente non si tratta di un semplice collage di sequenze riprese direttamente dalle schermate, è una sfiziosa versione animata delle stesse, con qualche lieve modifica.

Date le premesse, è ovvio che Dante deve rinunciare al ruolo di mistico pellegrino, per indossare i panni di un guerriero armato di spada e di falce. Il poeta è un ex crociato, un uomo segnato dalla violenza fin dalla più tenera infanzia. Il padre era un violento, la madre una persona debole, morta suicida. Dante è cresciuto nella violenza e nell’intolleranza. Ha lasciato Beatrice ignaro del suo stato interessante, convinto di ricevere il completo perdono dei peccati se avesse ucciso i pagani. In Terrasanta ha dato sfogo alle peggiori pulsioni, ha ceduto alla lussuria e ha massacrato prigionieri inermi. All’Inferno, seppure a fin di bene, continua ad usare le mani più che il cervello, attacca e fa letteralmente a pezzi qualsiasi entità gli si pari davanti. Quando non cala fendenti, ricorre ai poteri di una reliquia donatagli da Beatrice,  una croce capace di liberare le anime e farle ascendere al Paradiso. La discesa nei gironi fa parte di un piano architettato da Lucifero: il Diavolo intende sposare Beatrice ed ha bisogno di un vivente per liberarsi dalla prigione del Cocito, il lago di ghiaccio in cui è sprofondato.
Tutta l’azione ruota attorno ai combattimenti e alle immagini che spesso rappresentano con fedeltà mostri e demoni dell’oltretomba.
Le animazioni danno il meglio proprio quando si tratta di mostrare ambienti e personaggi secondari. La realizzazione dei vari capitoli in cui si divide la pellicola è affidata a registi diversi, quindi  alcune parti sono riuscite, altre meno, e il design dei protagonisti cambia. Dante appare talvolta come un guerriero ben piazzato, in altri momenti ricorda un elfo, magro e minuto, con tanto di orecchie affilate!
Le variazioni possono spiacere, anche se ci ricordano come i veri capolavori sono tali per tutto il genere umano, e ciascun lettore ha il diritto di immaginare le situazioni narrate secondo la propria sensibilità.
A proposito: con esiti diversi, tutti gli studi di animazione hanno reso con gusto attuale l’immaginario degli uomini dell’età comunale. La Divina Commedia vive di forti suggestioni visive, analoghe a quelle che oggigiorno decretano il successo del genere fantasy. Anche i contemporanei di Dante Alighieri apprezzavano la forte carica immaginifica della poesia, i richiami alla mitologia classica, le descrizioni talvolta orride e il misticismo. Se molti giovani considerano Dante noioso, forse è colpa dell’approccio troppo libresco che la scuola gli ha riservato. Obbligati a privilegiare alcuni episodi, magari a studiare a memoria i versi e a ripetere spiegazioni, i giovani lettori perdono di vista lo scopo della poesia, ovvero intrattenere e far sognare. Di certo Dante non voleva suscitare sbadigli, riusciva a muovere il  raziocinio e il sentimento, colpendo l’immaginazione degli ascoltatori con immagini forti. Ben venga quindi l’animazione orientale, capace in questo caso di calarsi nell’immaginario di persone tanto distanti nello spazio e nel tempo.

Più discutibili sono le scelte narrative, ereditate dal videogioco e tanto distanti dalla pagina scritta. Con grande onestà, fin dalle prime sequenze gli autori dichiarano di essersi ispirati al grande poema per creare una vicenda indipendente. Il poeta attraversa gironi popolati da avversari inferociti, da eliminare per poter proseguire. Pur trattandosi di demoni ed anime di trapassati, possono venire fatti a pezzi, e nessuno spiega se e come creature eterne possano cessare di esistere. L’ambiguità probabilmente nasce dalla visione sincretica che fonde tradizione occidentale e sensibilità orientale. Per popoli di fede buddhista è difficile concepire l’inferno come un luogo concreto ed eterno. E’ piuttosto uno stato mentale che l’uomo si crea con le proprie mani, rendendosi schiavo dei desideri e agendo in modo ingiusto. Come il Purgatorio è una condizione transitoria, l’anima prima o poi andrà e reincarnarsi in un nuovo essere, e avrà la possibilità di maturare, fino a raggiungere la perfezione del Nirvana e sottrarsi al ciclo di rinascite.
La falce cala, le teste rotolano, e tanto deve bastare allo spettatore. Gli scontri sono intervallati da flashback che mettono in luce il passato del poeta.
Pur trattandosi di una trasposizione di un videogame, l’introspezione abbonda, anche se la psicologia dell’eroi è delineata in modo semplicistico, immaginando un passato esageratamente drammatico. Non siamo certo ai livelli dello stupendo roleplay dai risvolti filosofici Planescape: torment, tuttavia Dante sfugge al destino che accomuna tanti eroi digitali, si conquista una propria fisionomia e diviene un antieroe sofferto, confermando le tendenze dei più recenti film e fumetti. Stanco di  eroi invincibili, il pubblico da qualche anno preferisce personaggi più fragili e umani, con pregi e difetti, creature che soffrono pur di arrivare alla meta, proprio come Dante.

L’adattamento può far rizzare i capelli a quanti si attendono una versione rispettosa della Divina Commedia, tuttavia sarebbe molto ingenuo sperare di sostituire la visione di un pellicola alla lettura del poema o allo studio della biografia del poeta. Fino ad oggi i tentativi di portare Dante al cinema sono naufragati: il kolossal del 1911 è stata la trasposizione più fedele, e nonostante gli effetti speciali per l’epoca pionieristici, con l’avvento del sonoro è stato dimenticato. Solo recentemente è stato recuperato, restaurato e riproposto in tutto il suo splendore naif. Le versioni successive non sono remake, sono libere interpretazioni, e proprio come questo anime, sono prive di qualsiasi intento didattico o divulgativo.

Dante’s Inferno è un film nato per intrattenere, nessuno pretende di spiegare allo spettatore la Commedia e tutte le sue possibili interpretazioni, magari dandosi arie da professore in cattedra o trasformando la poesia in un becero talk show. Se poi qualche spettatore vorrà avvicinarsi all’opera originale, c’è da augurarsi che si accosti lasciando da parte i pregiudizi o il nozionismo, e si abbandoni alla poesia.

VOTO: di Cannonau su 5:grafica altalenante, idea ( del videogioco) originale

 

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