IL SICARIO

 

Sol Maio un tempo era un uomo felice, o almeno, credeva di esserlo fino al giorno in cui fu tradito. La sua compagna Oriane, pur di incassare il premio di un’assicurazione, inscenò il proprio omicidio. Sol Maio, dopo un processo farsa, finì in carcere, su una stazione orbitante. Lì ha trascorso dieci lunghi anni, o così crede: nel futuro immaginato da Laura Iuorio, i metodi di rieducazione prevedono l’uso di apparecchiature sofisticate, tali da far vivere alla gente esperienze virtuali. In realtà Sol Maio ha trascorso un solo anno tra le mani di psicologi e scienziati; innocente, si è convinto di aver commesso il crimine. La consapevolezza lo ha trasformato in un sicario efferato, pronto a commettere esecuzioni su commissione…

 

Queste sono le premesse del romanzo Il sicario di Laura Iuorio, vincitore del Premio Solaria 2000. Più che di romanzo, si tratta di sette racconti riuniti insieme, contraddistinti da uno stile molto scorrevole e vicini, per ispirazione, ai classici dell’hard boiled. Il personaggio di Sol Maio nasce come assassino prezzolato, ma non resta tale a lungo, diviene poco a poco una sorta di investigatore dai modi spicci, pronto a regolare i conti con le armi, e a far luce sul marciume dei bassifondi. Compiuta la propria vendetta personale, ed eliminata Oriane una volta per tutte, Sol si presta ad uccidere Maru Oneda, un androide ottenuto impiantando il cervello di una giovane donna nel corpo di una bambina artificiale; salva la piccola Adina dal traffico della prostituzione pedofila; blocca i piani di scienziati convertiti a folli cause ambientaliste e impedisce loro atti terroristici; smaschera poliziotti corrotti, lotta contro la tacitazione di notizie allarmanti sugli effetti collaterali dei farmaci. Le esecuzioni più efferate sono riassunte in poche righe, quelle in cui il protagonista ricorda gli inizi della propria vita di killer. Anche se attraverso le pagine il percorso interiore del sicario è sostenuto da una buona introspezione,  qualche dubbio sulla genuinità del personaggio resta. Possibile che un sicario alle prime armi possa permettersi il lusso di scegliere i suoi incarichi? La verosimiglianza probabilmente risponderebbe che è improbabile ma pur di accontentare un pubblico più vasto, alcuni autori limitano la crudezza delle situazioni oppure esagerano la violenza, sperando di sollevare polemiche, e avere pubblicità. Qualsiasi sia la posizione scelta, gestire un protagonista malvagio è difficile. Rispettarne il carattere, permettergli di compiere nefandezze, e dotarlo di qualità che lo facciano comunque ammirare dai lettori richiede un coraggio e un’abilità che pochi scrittori hanno trovato.

 

Laura Iuorio  va sul sicuro, dà vita a un killer sui generis. Chiusi i conti col passato, Sol Maio rispetta un ferreo codice d’onore e  uccide solo per difendere o vendicare personaggi  positivi. Lavora da solo, e durante le indagini si affida al giovane esperto informatico Kino, paga informatori, oppure si mette in contatto con la malavita. Non ha amici veri e propri, e neppure frequenta donne o si abbandona alle simulazioni erotiche virtuali. Talvolta collabora con la poliziotta Lenora Kelley;  l’autrice evita di cadere in una prevedibile relazione sentimentale, e preferisce costruire un rapporto fatto di crescente reciproca fiducia.

 

Scenografia  delle vicende, un mondo futuribile e globalizzato, dominato da corporazioni industriali. La superficie del pianeta è irradiata dalle radiazioni cancerogene del sole, i ricchi vivono nel sottosuolo o hanno dimore dotate di schermi. Vengono considerati più attraenti i purosangue, ovvero quanti appartengono ad un’etnia ben riconoscibile, ma è una preferenza estetica e non intacca la vita relazionale. Le discriminazioni non sono più legate al colore della pelle, quanto alla possibilità di vivere sotto la superficie. I robot sono presenti in tutte le case, fanno le veci di elettrodomestici, mentre gli androidi ancora in fase di sperimentazione, e riescono a replicare gli esseri umani soltanto per alcune funzioni. La sessualità è del tutto indipendente dalla riproduzione, gran parte dei bambini nascono in uteri artificiali. La prostituzione è praticata solo in alcuni locali per ricchi, i più si consolano con ologrammi e programmi di realtà virtuale.

 

Si riflette sull’uso improprio delle conoscenze scientifiche e tecnologiche. La psicologia genera assassini, la medicina crea mostri, come Maru Oneda, cervello di una donna prossima al matrimonio trapiantato in un corpo artificiale di bambina. Come Atom, ma incapace di provare sensazioni tattili più complesse del poter manipolare oggetti, impossibilitata a crescere o a piangere, e afflitta dai ricordi della sua vita da essere umano.  E che dire dell’ambigua diva Linn Arlo? Seducente, ispirata a Jean Harlow, e costruita dalla testa ai piedi in qualche istituto di robotica. Non soffre come la bambina solamente perché è un essere artificiale, dotato di un passato fittizio e di qualche tratto caratteriale utile per farla interagire con persone in carne ed ossa.

 

L’ambientazione fa leva su stereotipi ben noti agli appassionati di cyberpunk; poco male, perché la trovata più originale della serie di racconti è il dibattito sulla carcerazione e sugli effetti a lungo termine delle pene. Rispetto alla più tradizionale prigione, i metodi del dottor Manaus fanno risparmiare a tutti tempo e denaro: lo stato deve mantenere il detenuto per un minore numero di anni, le strutture necessitano di poco personale, sono meno affollate. Il trattamento a prima vista sembra più umano, non ci sono violenze fisiche o umiliazioni, e quindi se ne incoraggia l’impiego, anche in caso di dubbio sulla colpevolezza. Tutto avviene nella mente, o quasi, perché la rieducazione implica l’assottigliarsi del confine che separa la realtà dall’onirico. Scontata la pena, l’ex galeotto torna nella società portandosi dubbi; qualsiasi esperienza vissuta potrebbe essere artificiale,  indotta. Soggetti fragili possono impazzire, innocenti possono trasformarsi in carnefici. Sol Maio era un uomo mite ed inoffensivo: il falso ricordo dell’omicidio scatena in lui istinti prima sconosciuti.

 

In tutti gli episodi l’esperienza carceraria affiora e condiziona le scelte del sicario, anche se i temi affrontati sono i più disparati, attinti dall’attualità o dal repertorio delle detective stories degli anni Quaranta. Sol Maio e il suo mondo non rappresentano il massimo dell’originalità, però l’intrattenimento è assicurato.

 

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